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L’applauso sbagliato

Aggiornamento: 26 ago 2021


Non ricordo quale fosse l’occasione del concerto all’Auditorium Pedrotti. Vaghe reminiscenze suggeriscono un periodo primaverile, non era freddo, non si era vestiti pesantemente e quindi potrebbe essere stato il caso del tradizionale concerto pasquale offerto dal Conservatorio.

Devo sorvolare sul programma, che non ne esiste traccia nella mia memoria, ma ricordo che c’era l’orchestra e non un piccolo ensemble. Ho sempre amato il suono ricco dell’orchestra sinfonica, i suoi mille timbri, i mille colori, le mille possibilità dinamiche e, quando mi è possibile, vado a sentirla dal vivo. Nessun impianto di riproduzione potrà mai sostituire questa esperienza sonora, intendendo solamente il mero fatto acustico che, se ci mettiamo di mezzo la presenza di anime vive che stanno facendo musica, la superiorità del live è schiacciante rispetto ad un qualsiasi ascolto di un qualsiasi media sonoro, in ogni genere musicale. La sala è gremita in ogni ordine: il concerto gratuito, l’occasione ghiotta! L’appuntamento tradizionale ed istituzionale ha questo potere. In questi eventi tra il pubblico non ci sono solo gli appassionati, che sennò la sala sarebbe riempita solo per un quarto, ma anche coloro che ritengono che essere lì sia importante, per loro ragioni extramusicali. (Ho scritto alcuni endecasillabi sulla questione. Leggi qui) Insomma ecco che siam tutti lì ad aspettare l’inizio del concerto per godere di bella musica ma l’orario di inizio, che solitamente avviene con puntualità, è stato sforato pur tenendo conto del quarto d’ora accademico. Il brusio della folla sta salendo di tono, segno inequivocabile che la pazienza sta perdendo intensità, ma è tutto inutile, il ritardo si sta perpetuando arrivando ormai ad una intollerabile mezzoretta. Mai successo prima! Decido di fare qualcosa. Mi dico… ora inizio a battere le mani con un ritmo lento, poi qualcuno abboccherà, ci trasciniamo dietro tutti, poi si accelera, si sale di intensità, diventa un boato e così si manifesta la protesta per l’increscioso episodio. Detto fatto parto con la missione che mi sono proposto. Incredibilmente, dopo un inizio leggermente stentato, scoppia in breve un applauso fragoroso! Ooohh mi dico, ce l’ho fatta! Che successo, non immaginavo una simile rapida risposta. Vediamo se adesso si parte! Stupore dello stupore mi rendo conto che sull’applauso, ormai divenuto ovazione, è entrato il vescovo che, visto l’accadimento fortunato, decide di sfruttare l’occasione propizia sfilando a braccia alzate nel corridoio centrale fino a raggiungere la scaletta per salire sul palco. Salito qualche gradino, impartisce una specie di benedizione a tutti quanti per poi accomodarsi sullo scranno in prima fila a lui destinato. Ecco spiegata la ragione dell’indugio a cominciare! Si stava aspettando il ritardatario! Noi centinaia di poveracci lì convenuti ad attendere i comodi dell’altolocato personaggio presentatosi con così cospicuo ritardo. Noi che, desiderosi di ascoltare il concerto, ci troviamo costretti a subire la logica del VIP che ha la precedenza su tutti! Eh no eh! Si tratta del nuovo vescovo della città, sento dire lì accanto, tal mons. Bagnasco, assurto a fama nazionale negli anni a seguire. Non ero al corrente della nuova nomina non frequentando l’ambiente, ma comincio a sentirmi male per l’accaduto. Ho fatto partire un applauso per altro motivo e per imprevedibili circostanze in quel momento stava entrando il prelato! Mi sento in colpa… Non è possibile dai! Sono stato io? Sono stato io a far questo? A dare la stura ad una ovazione per un prete? Mi sento peggio… Ormai il concerto è rovinato, che tale pensiero continuerà a ronzarmi in testa per tutto il tempo e non solo: capisco che non me lo perdonerò mai. Dai no! Forse col tempo… E mi dico pure: quest’uomo è fortunato! Vabbè, acqua passata ormai. Però… ogni tanto ancora ci penso a quell’applauso. E se non avessi cominciato ci sarebbe stato lo stesso? Forse no, a giudicare dalle esperienze precedenti...

Sono rimasto talmente scottato che non ho più fatto niente di simile, sai.... Non si sa mai.



Riccardo Marongiu©

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