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Accordiamo il piano per i Traffic

Aggiornamento: 26 ago 2021


La celebre band inglese Traffic (link) viene a suonare in città, con un grande concerto al palazzetto dello sport.


È un avvenimento eccezionale, qui non si è mai vista una band di tale fama e caratura. Il leader Steve Winwood è un personaggio carismatico dotato di una voce dal timbro black. Ha fatto successo precocemente con lo Spencer Davis Group, scrivendo a diciassette anni due hit dal successo cosmico: I’m a man e Gimme some lovin’.

Questi due brani, ripresi da decine di artisti, gli assicureranno fama e denaro imperituro tale da potersi dedicare da allora a progetti artistici svincolati dal mercato! Assieme ad altri appassionati compriamo subito i biglietti per il concerto, già pregustando il grande avvenimento. Sembra impossibile, i Traffic qui in una città di provincia! Il giorno stesso del concerto, mi trovo a casa di Gege, l’amico musicista recentemente scomparso con il quale abbiamo condiviso migliaia di ore di musica, dallo studio all’ascolto, dai concerti al passatempo. Anche lui ha il biglietto, naturalmente si parla della band inglese, credo avessimo anche ascoltato qualcosa così, per rinfrescare la memoria. Squilla il telefono, è un’urgenza! C’è un problema con il pianoforte, dice una voce. È stato accordato la mattina ma nel contratto si prevede la presenza di un accordatore sul palco, e la band lo esige. Potreste venire anche solo a fare presenza, che non abbiamo trovato nessun altro? Più che far finta di accordarlo non potevamo fare, che sistemare un pianoforte è arte sopraffina e né Gege né io ne eravamo in grado, ma si parte a spron battuto. La curiosità di vedere la preparazione di un concerto di tal fatta ci bruciava dentro e l’incoscienza era tanta, avevamo venti anni si e no! Raccattati in una borsa in pelle, tanto per avere un po’ di credibilità, un po’ di attrezzi come chiave di accordatura, feltrini, diapason e altro che non c’entrava nulla, ci fiondiamo al palazzetto. Siamo gli accordatori, bene passate pure. Ci troviamo sul palco, e mentre attorno ferve l’attività, ci avviciniamo al piano, ci diamo un contegno e facciamo finta di fare qualcosa smanacciando un po’ sulla tastiera e all’interno dello strumento. Spesi una ventina di minuti a far finta di far qualcosa, tranquillizzando così lo stage manager e la direzione tecnica, ci guardiamo in giro. Io da appassionato di tecnica, curioso e spio tra casse, finali di potenza, centinaia di cavi e tutta quella attrezzatura che la gente non si sogna neanche che possa esistere. C’è una consolle gigantesca da sembrare una diligenza del Far West, una quantità di monitor da palco esagerata, ma la cosa più incredibile sono dei giganteschi fly case che avrebbero potuto contenere un elicottero. Sono di colore nocciola e sono disposti a raggiera, mentre mi chiedevo a cosa servissero… ecco che arriva un tecnico, attacca un compressore ad aria di lato, lo aziona e magicamente dalla cima spuntano fuori lentamente gabbie metalliche con una ventina di fari già cablati! Sono sicuro che mi sia cascata la mascella, io non sospettavo neanche lontanamente che esistesse un tale marchingegno. In poco tempo hanno montato un centinaio di fari. Abbiamo potuto vedere tutto l’assemblaggio tecnico e poi la ciliegina: il sound check con la celebre band da un posto davvero privilegiato, praticamente sul palco! Vicini vicini a Steve Winwood voce, chitarre e tastiere, Jim Capaldi voce e batteria, Chris Wood faluto e sax, Reebop Kwaku Baah percussioni e Rosko Gee al basso Che soddisfazione! Poi alla sera il concerto è stato eccezionale davvero! E ancora di più lo è stato il giorno dopo, ma questa è un’altra storia, che racconto qui:



Riccardo Marongiu©

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