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Concerto con Gentle Giant

Aggiornamento: 26 ago 2021


In molti pensano che Gentle Giant (link) sia stata la più grande band progressive di tutti i tempi. Oggi la si definirebbe G.O.A.T (Greatest Of All Time). In 12 albums dal 1970 al 1980 hanno espresso la loro particolare visione musicale, una miscela di virtuosismo estremo e di magica liricità, con ritmi complessi e incursioni in molti generi musicali: dalle influenze barocche e funk al rock di cuore e folk inglese. Qualcuno ha definito la loro musica “Baroque ‘n Roll” e sono certo che siano stati pure sottovalutati. Insomma ne ero rimasto colpito. Possedevo i loro lavori Three Friends, Octopus e Glass House, ma soprattutto dopo averli sentiti live nel 1974 ero diventato un loro fan.


Vengo a sapere che, con la band con la quale suonavo allora, dobbiamo suonare da spalla ad un concerto dei Gentle Giant. Accipicchia, qui ci sputtaniamo di certo mi dico, che non siamo nemmeno in grado di allacciare loro le scarpe. Ma la cosa si deve fare. Ed ecco che arriva la data.

Loro hanno un impianto di amplificazione fantastico! Il top della tecnologia di allora: finali Phase Linear, consolle Kesley and Morris, microfoni mai visti prima e c’è molto materiale che vedo con i miei occhi per la prima volta.

Addirittura come monitor per le tastiere ci sono due JBL 4350!

Fanno un sound check dal quale usciamo spaventati. Sono in cinque ma suonano una tale quantità di strumenti che potrebbero servire ad una orchestra intera… Provo a ricordare quella girandola di strumenti. Il basso lo suonano tutti e addirittura se lo passano al volo durante i brani.

Diverse chitarre acustiche Martin che tutti suonano, tromba, sax, violino, cello, oboe! Tutti suonano i flautini barocchi in forma di consort, e poi vibrafono e xilofono, percussioni, batteria su cui mettono le mani in tanti e poi le keyboards: organo positivo (strumento rinascimentale), Hammond C3, piano elettrico RMI, Hohner Clavinet, Mini Moog, piano Wurlitzer.

Non ricordo altro ma sicuramente dimentico qualcosa. Ah si! La cosa curiosa è che hanno sistemato il Leslie (ampli dell’Hammond) in uno dei camerini posizionandogli attorno tre microfoni AKG. Tanto Kerry Minnear lo sentiva dalle 4350. E poi, cantavano tutti! Con cori strepitosi e intrecci complicati.

Noi che seguiamo tutto a lato del palco siamo un po’ abbattuti ma anche galvanizzati dall’essere lì con loro, che sono davvero tranquilli e molto professionali.

Bene, è ora! Facciamo il nostro set, che era ben rodato e vario, e dopo circa un’oretta torniamo nei camerini, dove loro ci fanno un sacco di complimenti. Siete bravi dicono! Li per li sospetto la presa in giro, ma invece sono sinceri. Venite in Inghilterra! Continuano, che per una band come la vostra c’è spazio!

Veramente veramente carini, ci lasciano buone sensazioni e il ricordo di avere avuto a che fare con belle persone. Dall’alto della loro bravura ci hanno incoraggiato e non hanno lesinato complimenti. Da quella volta ho capito che gli ambienti musicali fuori dall’Italia sono un’altra cosa.



Riccardo Marongiu©

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