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432 Hz - Un tema "vibrante"

Aggiornamento: 30 ago 2023


Da anni sento parlare di questa magica frequenza di riferimento sulla quale accordare i nostri strumenti musicali. A sostegno della tesi si citano numeri speciali, un accordo con il cosmo, riferimenti storici, corrispondenze con fenomeni naturali ed altro ancora.


Lo dico subito: più ci penso e più la cosa non mi convince…

E non lo dico così per dire, ma dopo decenni di professione musicista. Chi ha qualcosa da raccontare lo fa attraverso altri mezzi, non perché ha accordato a 432.

No, non mi sento di parteggiare per una qualsiasi frequenza di riferimento.

Credo fermamente che la magia della musica non stia in una frequenza di riferimento per l’accordatura ma nei rapporti intervallari continuamente cangevoli durante lo svolgimento di ogni brano musicale. In altri termini è il movimento delle note a creare emozione, magia e spiritualità! Non la nota di riferimento.

Bisogna saper suonare!

Per non parlare di argomenti appartenenti ai territori dell’oltre, trascendendo il dominio dei sensi, il razionalismo e il meccanicismo. La Musica è espressione - rappresentazione dell’Universo, dove tutto è in perenne movimento ciclico.


Poi, subito mi viene in mente altro.


Parto da una descrizione tipo reperibile in Rete sugli effetti del 432 Hz, che potrebbe essere simile a questa:


Il corpo si riposa, si ripara, elimina tossine e tensioni. Il sistema immunitario si rinforza e le emozioni si calmano. La mente e il cervello iniziano a produrre onde cerebrali estremamente benefiche, differenti da quelle emanate nelle normali attività quotidiane. Consente la sintonizzazione sulla saggezza dell'Universo, la Divina Intelligenza e la nostra Anima. Crea Unità invece di separazione e rende più compassionevoli e amorevoli.


Un miracolo. A corollario solitamente si citano benefiche sostanze prodotte dall’organismo come adrenalina e dopamina che liberano morfine naturali ed altro ancora…


432 Hz... poi penso ai 428 Hz della Vienna di Mozart, agli oltre 450 Hz della Venezia di Vivaldi, oppure ai 417 Hz di certi strumenti del periodo barocco, o a qualunque altra frequenza utilizzata attraverso i secoli in Europa, spaziando dai 400 ai 490 Hz!

Per non parlare delle culture extraeuropee dove non esiste quasi niente di tutto questo.


Ora una microstoria.

Fino al 1700 non esisteva una convenzione per accordare gli strumenti, perciò lo stesso brano poteva suonare più alto o più basso a seconda del luogo. Poi si scopre che intonazioni più alte migliorano il suono delle orchestre. Nasce la corsa ad intonare sempre più verso l’alto. In Francia si sceglie il La a 435 Hz, in Inghilterra a 439 Hz. Poi nel 1939, durante una conferenza a Londra, si decide di usare il fatidico 440 Hz in quando gli attrezzi elettronici dell’epoca riuscivano a gestire meglio un valore tondo come il 440 invece che il 439. Le apparecchiature di riferimento erano quelle della BBC.

Nel 1955 il LA a 440 Hz viene adottato dalla Organization for Standardization (ISO).


E una domanda.

Perché una frequenza di riferimento comune? Semplice. Ad un certo punto, con la facilitazione della mobilità i musicisti, girando per l’Europa, scoprono che suonare insieme è complicato, se non impossibile. Ognuno intona a suo modo! Passi per gli strumenti a corde, dove si riesce ad ovviare entro certi limiti, ma per gli strumenti a fiato… è complicato!

Inoltre, nel corso dell’esecuzione di un brano, l’intonazione cambiava per colpa di calore ed umidità. Non era possibile suonare dall’inizio alla fine con la stessa accordatura, ed effettivamente non lo è sempre neanche oggi.

Tenere accordati gli strumenti musicali è una attività alla quale non ci possiamo sottrarre. Sempre lì a sistemare qualcosa, visto che difficilmente uno strumento “tiene” l’accordatura per un intero concerto! A parte, naturalmente, le tastiere elettroniche!


E ancora.

Per l’accordatura bisogna dire di più… c’è il problema insormontabile al quale sono dedicate intere biblioteche: lo scontro tra la divisione dell’ottava nelle dodici parti del “Temperamento Equabile” e la sequenza naturale delle parziali armoniche, da cui han preso vita le scale a cinque e sette note, con gli studi di Pitagora a fare riferimento.

Questo si è un vero problema! È per questo che le chitarre saranno sempre stonate!

Partendo dal fatto che non esiste la perfetta intonazione, ecco che noi musicisti mettiamo continuamente in atto una specie di compensazione, una correzione continua alla ricerca di qualcosa di gradevole all’orecchio.


Infine, una serie di tematiche sull’accordatura di riferimento, che potete approfondire:


- C’è chi fa tornare i conti mettendo in mezzo numeri interi, chi multipli di numeri sacri, chi numeri famosi che corrispondono a questo o a quello ma, se è pur vero che la musica ha una importante e strutturale componente matematica, per l’ascoltatore conta solo la componente emozionale.


- Una pletora di scienziati ha proposto nel tempo un qualche sistema di accordatura basato su pretesti numerici, compresa l’intonazione “scientifica” che propugnava il Do centrale con frequenza di 256 Hz, e i Do di tutte le ottave espressi in numeri interi secondo la progressione geometrica del 2. Numericamente bello, ma solo per le note Do. Il La centrale risultante ha una frequenza di 430,54 Hz. Anche Giuseppe Verdi lo sponsorizzò, per poi cambiare idea.

Nessun sistema ha mai attecchito!


- Va sottolineata la differenza abissale tra un numero standard proposto culturalmente e numeri come il pi greco π, il numero aureo φ, oppure l’accelerazione di gravità gn o la costante di Plank. Sono numeri già esistenti in natura, anche quando l’umanità non ne era a conoscenza.

Invece il numero delle vibrazioni definite in Hertz è riferito ad uno spazio temporale creato dall’essere umano: le ore, i minuti, i secondi. Un concetto arbitrario diventato uno standard. E c’è pure chi mescola onde elettromagnetiche con onde acustiche per portare acqua al proprio pensiero.


- Alcuni detrattori affermano che i 440 Hz siano stati imposti dai nazisti per ragioni criminali… E pensare che invece sono stati soprattutto i costruttori di strumenti a fiato a chiedere una standardizzazione, visto che questa categoria di strumenti musicali ha un range di accordatura limitato rispetto a quelli a corde, ed ha limiti di costruzione dovuti alle misure precise di lunghezza dei tubi e dei fori praticati.


- Bisogna poi dire che in orchestra sinfonica da decenni si suona a 442 Hz e addirittura sta prevalendo l’idea dei 444 Hz per un suono più “brillante”, con le con conseguenti proteste dei cantanti, che devono sforzarsi di più!


- La musica non è un fenomeno di stabilità ma di movimento continuamente cangevole. Magari con il bagno di gong o le campane dobaci, come usano fare gli operatori olistici è diverso… si tratta di suoni frequenzialmente stabili. Bisogna dire che questa è ambientazione sonora e non musica in senso stretto, in cui le note (e le frequenze quindi) sono in continuo movimento, giocando a rincorrersi.

In tutte le culture, in tutti i tempi, in tutti i luoghi tutta la musica è sempre in movimento e, a parte gli strumenti a tastiera, tutti gli altri sono mezzi stonati! Ma i musicisti nel maneggiarli fanno miracoli!


- In ultima analisi. Negli anni ho fatto diversi esperimenti sottoponendo malcapitati all’ascolto dello stesso brano, accordato a 440 o a 432. Nessuno è stato mai in grado di coglierne la differenza. Mentre di uno stesso brano tutti si accorgono se è suonato così così oppure se evoca emozioni.



No, non mi sento di parteggiare per una qualsiasi frequenza di riferimento!


Accordiamo come ci pare dunque. Certo se in organico c’è un organo Hammond, un vibrafono o una marimba o altri strumenti non si sfugge, non essendo accordabili bisogna farne un riferimento. E te lo tieni così com’è… anche a 441 o a 439!

Quindi ma quale accordatura!

Conviene investire tempo ed energie per imparare a suonare piuttosto che altro…

Vers 8.0



Riccardo Marongiu©

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